A.Cavezzi, P.Cavezzi, M.Indignozzi, C.Di
Giusto, R. Corsi, I.Jakubiak
Servizio di Patologia Vascolare, Clinica “Stella
Maris” S.Benedetto del Tronto (AP)
e-mail: cavezzia@insinet.it
webpage: www.cavezzi.it
ABSTRACT
Advanced
Lymphedema of the lower limbs is a difficult disease, with a complex
treatment., due to the necessity of a multi-faceted therapy which must be
constantly repeated all life long. Many authors reported that a 7-14 day
hospitalization, with a physical-rehabilitative treatment, is able to provide
meaningful outcomes in lymphedema
management; these results should be maintained through subsequent
constant cycles of ambulatory treatment . Here the authors report their
experience about an intensive holistic treatment, of physical-rehabilitative
kind, with a short-time hospitalization in a specific vascular-dedicated
structure. From June to November 2000, 20 patients were admitted for a
lymphedema of the lower limbs stage III or IV, and they were treated by means
of several integrated therapeutic modalities. The results of this
short-hospitalization therapy have been evaluated by means of clinical
evaluation (circumference measurement) and with color-flow duplex imaging
(edematous tissues thickness and echogenicity, lymph node evaluation ); a
positive result has been highlighted in 19/20 patients at all the levels of the
limbs, achieving a decrease of the swelling and of fibrosis, furthermore very
few complications occurred and most patients had a major compliance towards the
subsequent treatments after the hospitalization.
In
conclusion lower limb lymphedema may be effectively treated both with a long
hospitalization (2-3 weeks) and by means of a shorter (6-7 days) in-hospital
stay. The latter possibility has provided remarkably positive outcomes and this
has economic and ergonomic advantages
Introduzione
Il linfedema (LIN) degli arti inferiori,
primitivo o secondario, costituisce una patologia prevalentemente di tipo
cronico e di natura progressiva e complessa; gli stadi più avanzati del
linfedema (stadio III-V) risultano inoltre più refrattari a qualsivoglia
trattamento, in virtù della fibro-adiposi sopraggiunta nei tessuti
linfedematosi. Accanto alla verosimile inguaribilità di buona parte dei LIN
sussiste però la necessità e legittimità di una cura della patologia, con
innegabili possibilità di miglioramento del quadro edematoso, e quindi della
qualità di vita di questi pazienti. Il trattamento del LIN può essere di varia
natura, ma l’approccio terapeutico di tipo fisico-riabilitativo costituisce il
primo e più importante passo nell’ambito del percorso terapeutico del paziente
affetto da questa patologia invalidante (1).
Il trattamento fisico-riabilitativo, nonché
farmacologico, dovrebbe sempre e comunque essere di tipo globale e integrato,
basato cioè sull’unione di più modalità terapeutiche, utilizzate
sinergicamente. Accanto al drenaggio linfatico manuale (DLM) (2), la
pressoterapia sequenziale ad aria, la elastocompressione, la cumarina sistemica
e/o topica (3) (o altri flebolinfotropi), il drenaggio linfatico ad onda sonora
e specifici esercizi fisici
costituiscono l’insieme dei provvedimenti terapeutici più diffusi per il LIN.
Nell’ambito del sistema sanitario italiano un
tale trattamento viene prevalentemente eseguito in regime ambulatoriale, e ciò
in virtù di una serie di oggettive difficoltà logistiche-organizzative e in
virtù di carenze di strutture specificamente dedite a tale patologia; il
ridottissimo interesse del personale medico e para-medico italiano (e di molti
altri stati europei) verso il LIN, ha quindi reso ancor più complessa la
gestione del paziente linfedematoso.
Come già evidenziato in alcuni studi
internazionali, un approccio terapeutico al LIN in regime di ricovero breve e
con un protocollo intensivo è in grado spesso di fornire risultati equivalenti,
se non migliori, rispetto alla gestione ambulatoriale della stessa patologia.
Buona parte dei centri internazionali qualificati basano il loro approccio
terapeutico su un ricovero di 2-3 settimane, tempo ritenuto da più autori come
il più adeguato per conseguire un risultato tangibile (4) (5) .
Contemporaneamente alcuni studi hanno però dimostrato che dopo i primi più
efficaci 7 giorni di trattamento, l’arto prosegue il suo miglioramento in
misura molto minore nella seconda settimana di ricovero. Per queste ed altre
ragioni, si è optato nella nostra struttura per un trattamento intensivo
nell’arco di circa una settimana, con l’utilizzo contemporaneo di più metodiche
terapeutiche già standardizzate, nonché mediante l’ausilio di alcune innovazioni
terapeutiche in corso di validazione.
Viene qui riportata l’analisi di questa
tipologia di terapia multi-articolata, mediante una valutazione clinica e
strumentale di un protocollo terapeutico intensivo eseguito dagli autori in
regime di ricovero breve per LIN avanzato (stadio III e IV) degli arti
inferiori.
Materiali
e Metodi
A fronte di circa 800 pazienti trattati in
regime ambulatoriale o di ricovero per LIN o flebolinfedema dal 1991 ad oggi,
sono stati studiati elettivamente 20 pazienti consecutivamente ricoveratisi, in
regime di convenzione con il SSN, dal 18.6 al 6.11.2000 per LIN stadio III e IV
degli arti inferiori (uno o due arti) presso una struttura specificamente
dedicata alla diagnosi e terapia di malattie vascolari (Servizio di Patologia
Vascolare, Casa di Cura Stella Maris di S.Benedetto del Tronto).
All’ingresso tutti i pazienti hanno eseguito
gli esami bioumorali di routine, una valutazione ECG con visita cardiologica ed
un Rx Torace (per pazienti di età oltre i 50 anni). Gran parte dei pazienti
avevano già eseguito un esame linfoscintigrafico prima del ricovero, il che ha
contribuito a precisare meglio il quadro anatomo-lesionale, nonché il relativo
trattamento manuale. In tutti i casi si è eseguita valutazione
eco-color-doppler (ECD) degli arti inferiori per una analisi di eventuale
arterio-flebopatie concomitanti, ma soprattutto per uno studio delle raccolte
linfatiche, della tipologia del tessuto edematoso, della presenza di eventuali
linfonodi (megalici o meno) nelle stazioni di riferimento e, quando possibile,
di vasi linfatici visibili (6). L’ECD è stato poi utilizzato per monitorare il
trattamento e valutarne gli effetti in punti di repere pre-stabiliti. Onde
riprodurre congruamente le misurazioni ecografiche in corso di trattamento si
sono segnati dei markers sulla cute, includendo la v.grande safena (quando
presente) ed eventuali suoi rami collaterali nelle immagini. Ciò ha consentito
di evitare la benchè minima pressione sulla cute (quest’ultima sarebbe altresì
slatentizzata dal collabimento delle vene suddette) e di verificare una buona
riproducibilità dei dati ultrasonografici. Quale altra forma di misurazione e
monitoraggio del trattamento si sono utilizzati dei rilievi centimetrici per le
principali circonferenze dell’arto (o degli arti) affetto/i: sono state
calcolate 3 misure per ambedue gli arti al fine di valutare l’arto affetto per
se e nei confronti dell’arto “sano”, o comunque meno edematoso.
Il trattamento ha avuto una durata di 5-8
giorni, valore medio 6,1 gg., ed ha previsto una sequenza di eventi terapeutici
standardizzati sia in termini di durata e intensità, che in termini di
tipologia.
Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad un
protocollo di trattamento che comprendeva:
a) DLM (secondo la
tecnica belga-francese, con modalità modulate sul quadro anatomo-lesionale) per
circa 40 minuti al dì (fig.1);
FIG. 1
b) Drenaggio Linfatico
ad onda sonora (FLOWAVE ®)(DLO) mediante strumento a sistema d’onda (fig.2), basato su una specifica onda
elettrica bifasica compensata a basso voltaggio (12V) modulabile
(pre-programmata con frequenze atte a incrementare la proteolisi e il deflusso
linfo-venoso dell’arto) e trasportante fasci sonori a frequenze molto elevate;
FIG.2
c) applicazione topica
di talco alla curarina (LINFOVENODREN ®), in due somministrazioni al dì per un
totale di circa 2 g./die sulla cute;
d) bendaggio
elastocompressivo mobile diurno di tipo multistrato eccentrico positivo
(fig.3), confezionato con bende a corta estensibilità poste nello strato più
profondo e bende a media elasticità (per favorire una azione compressiva anche
nelle ore di riposo) nello strato più superficiale; queste ultime erano
eventualmente rimuovibili al bisogno;
FIG. 3
e) esercizi fisici
anti-stasi e drenaggio posturale degli arti;
f) una terapia
farmacologica a base di flebolinfotropi per os (cumarina-rutina di estrazione
naturale dal meliloto 4 mg x 3 al dì) ed e.v. (troxerutina-carbazocromo), FANS
al bisogno ed antibiotici secondo necessità (profilassi o terapia di eventuale
dermatolinfangioadenite (DLA)).
Risultati
La totalità dei pazienti ha beneficiato di un
simile trattamento in termini di riduzione sia dell’entità dell’edema, che
della sua consistenza. La diminuzione della fibrosi del tessuto linfedematoso è
stata parallelamente accompagnata da una riduzione della iperecogenicità dei
tessuti all’esame ecografico seriato. Più in dettaglio in 19 pazienti su 20 la
riduzione delle circonferenze dell’arto è stata in media di 19 mm (0-55 mm il
range) a livello della caviglia, di 35 mm (3-135 mm) a livello di gamba e di 20
mm (0-48 mm ) a livello di coscia. In un caso la riduzione delle circonferenze
ha riguardato la sola gamba, con stazionarietà a livello di coscia e caviglia.
Le rilevazioni ECD hanno configurato un significativo cambiamento del quadro
ecografico dei tessuti (minore ecogenicità) nella totalità dei casi e
soprattutto una diminuzione in 19 pazienti su 20 (vedi sopra) degli spessori
nei punti di repere (riduzione di 3–12 mm, secondo in vari distretti), con
scomparsa o notevole riduzione delle lacune linfatiche evidenziate inizialmente
(fig.4 e 5).

FIG. 4 E FIG. 5
Quali effetti collaterali si segnala
l’insorgenza di un caso di reazione allergica cutanea alle placche del DLO ed
un caso di DLA di rapida risoluzione (3 giorni); la maggior parte dei pazienti
ha riportato un incremento spiccato della diuresi, in 3 casi con poliuria
notturna.
Discussione
La patologia linfedematosa degli arti inferiori riconosce nel trattamento con metodiche fisiche, manali e farmacologiche una possibilità di miglioramento significativo, soprattutto se la terapia viene eseguita con incisività per un certo periodo di tempo, sotto controllo da parte di personale specifico e con buona compliance da parte del paziente. La nostra esperienza conferma le potenzialità di un approccio terapeutico verso il LIN con ricovero breve, atto ad eseguire tutte le forme di terapie più congrue in modo sinergico e con un controllo sull’esecuzione delle stesse terapie. Il riscontro di un buon risultato sugli arti trattati (alcuni dei quali affetti da LIN cronicizzato, inveterato e peggiorativo negli anni) ha inoltre indotto la totalità dei pazienti ad una migliore compliance verso i cicli terapeutici successivi. La possibilità di educare tutti i pazienti con strumenti culturali adeguati (libri, opuscoli e riviste), unitamente alla stretta collaborazione fra il paziente e i medici-terapisti hanno inoltre contribuito ad un significativo miglioramento dello stato psicologico e motivazionale dei pazienti, altrimenti spesso depressi per la loro patologia di base. L’associazione di più metodiche terapeutiche (7) (8), alcune delle quali oramai ritenute basilari nella gestione di un LIN (DLM, elastocompressione, farmaci flebolinfotropi), altre da poco introdotte in Italia (vedi il talco alla cumarina, il DLO, il bendaggio con benda alla colla di zinco e cumarina) si è rivelata di estrema efficacia nell’ottenere dei risultati vieppiù migliori con il passare dei giorni; inoltre la modulabilità dei trattamenti secondo l’evoluzione del quadro linfedematoso in corso di ricovero, ha permesso di incidere maggiormente sulle zone più infiltrate, con un adeguamento caso per caso. Allo stesso modo il ridottissimo tasso di complicanze e l’ausilio di una metodica ripetibile, affidabile e non invasiva come l’ECD hanno contribuito alla valida gestione di questi pazienti affetti da LIN degli arti inferiori. L’esame ECD ha inoltre potuto spesso guidare le manualità del DLM: infatti le terapiste hanno potuto fruire di un ausilio nell’indirizzare le manovre del DLM e le altre forme di trattamento fisico mediante il riscontro o meno di linfonodi, la loro localizzazione e la individuazione delle raccolte fluide più stagnanti ed evidenti, con monitoraggi ECD seriati nel tempo.
Conclusioni
I risultati clinici e strumentali di un
protocollo globale quale quello utilizzato in questo studio (pur se condotto su
un numero limitato di pazienti) appaiono estremamente promettenti. Un ricovero
mirato ad una terapia “intensiva” combinata, di tipo fisico-riabilitativa e
farmacologica, è infatti in grado di produrre un miglioramento del quadro
linfedematoso nella stragrande maggioranza dei casi, senza complicanze
significative. Il trattamento del LIN in definitiva deve prevedere la messa in
opera di un protocollo multi-articolato e integrato comprendente varie
metodiche terapeutiche e l’approccio mediante breve ricovero può risultare
vantaggioso sotto il profilo ergonomico e economico nonché incrementare
significativamente la compliance del paziente.
1)
ISL, Executive Committee. The diagnosis and
treatment of peripheral lymphoedema. Consensus
document, Lymphology 1995; 28: 113-7
2)
Leduc A. Le drainage lymphatique: Theorie et
pratique, Monographie de Bois-Larris, Paris: Ed. Masson, 1980, 39-45
3) Casley-Smith J.R. Benzopyrones in the
treatment of lymphoedema Int.Angiol. 18, 1: 31-41, 1999
4) Casley-Smith JR Modern Treatment for
Lymphoedema, Adelaide: L.A.A. Ed., 1997
5) Foldi E., Foldi M, Clodius The lymphoedema
chaos: a lancet Ann Plast Surg 22; 1989:505-15
6) Cavezzi A., Michelini
S. , Il Flebolinfedema: dalla diagnosi alla terapia Bologna: PR
Communications
2a Ed.,
1998
7)
Leduc
A., Leduc O., Association of several therapeutic modalities in the treatment of
edema, Abstr. XXI
Eur. Congr. of Lymph., Roma 96; The Eur.
J.of Lymph., sp. Co.1, Vol.6, 14, 1996
8)
Franzeck U, Spiegel I, Fischer M et al Combined
physical therapy for lymphedema evaluated by fluorescence
microlymphography and lymph capillary
measurements J Vasc Res 34: 306-311, 1997